Sono disponibile a provare i prodotti che le aziende desiderano promuovere e a recensirli successivamente sul mio blog.Contattatemi pure se siete interessati.



giovedì 25 gennaio 2018

Le scarpe al sole Cronache di gaie e tristi avventure di alpini, di muli e di vino di Paolo Monelli



Sono alcuni anni ormai che sono interessato ed appassionato ai fatti della Grande Guerra, specialmente quella combattuta sui nostri confini contro l'esercito austro-ungarico.
Una guerra cominciata con un anno di ritardo rispetto alle prime dichiarazioni dei paesi belligeranti del 1914 ma che, nonostante l'epilogo vittorioso, ha comportato 650000 caduti da parte italiana.
Una guerra differente da quella combattuta sul fronte occidentale, in pianura; italiani ed austriaci si sono affrontati in montagna, combattendo come aquile a quote incredibili(anche ai 3200 metri delle cime dell'Adamello), sopportando gelo, valanghe, fame, i pidocchi e il senso di morte opprimente che attanagliava alpini, fanti e bersaglieri continuamente.
Si trovano molti libri che raccontano le gesta e le imprese dei soldati italiani ma anche la sofferenza, il disagio della vita di trincea, le diserzioni, le fucilazioni.
Con il fascismo si esaltavano solo gli eroi mentre la verità di come vivevano realmente i soldati sul fronte veniva taciuta; con la caduta del fascismo e negli anni sono emersi da soffitte e cantine diari dei soldati che raccontano cosa davvero abbiano vissuto in quei tre anni infernali di guerra.
Ho finito di leggere da poco un libro che mi ha molto colpito perchè è un vero e proprio diario, con date di battaglie e di avvenimenti vissuti dallo scrittore.
Il libro è Le scarpe al sole Cronache di gaie e tristi avventure di alpini, di muli e di vino e l'autore è Paolo Monelli, giornalista e scrittore, laureato in legge e ufficiale degli alpini durante tutto il conflitto; il libro rappresenta l'opera prima dello scrittore modenese.


Monelli fu un interventista e si arruolò come volontario ottenendo subito la nomina di sottotenente.
Il libro non è una denuncia ma semplicemente un racconto degli episodi che lo scrittore ha vissuto nel corso dei suoi tre anni di guerra; i luoghi dove ha combattuto, i rapporti con gli altri alpini, le licenze, le fucilazioni, la sporcizia perenne, il senso di fame, il freddo e soprattutto le sensazioni che mutavano continuamente.
Dall'entusiasmo iniziale infatti prevaleva di giorno in giorno il senso di rassegnazione per una morte ormai imminente, con compagni ed amici che ogni giorno cadevano per mano nemica e che con lui condividevano l'inferno della vita di privazioni di trincea ad alta quota.
Infatti Monelli ha combattuto in Valsugana, su Cima XII e ha affrontato l'ecatombe dell'Ortigara, dove in ben pochi hanno salvato la pelle(battaglia che prese tristemente il nome di calvario degli alpini.
Momenti di sconforto, attimi di scherzo ed allegria con gli altri commilitoni(tutti precisamente ricordati per nome), il vino che in un modo o nell'altro non mancava mai, i pensieri rivolti alle donne, le lunghe attese per i combattimenti, i boati dei bombardamenti, il tapum dei fucili austriaci e la letale mitragliatrice che spesso faceva sentire il suo suono ferale.
In tutto questo lo scrittore esalta la figura dell'alpino, indomabile lavoratore, coraggioso combattente, compagno leale ed affidabile.
Il libro scorre via piuttosto velocemente, nonostante spesso siano riportati dialoghi in lingua veneta(comunque facilmente comprensibili), dialoghi in francese, vocaboli tedeschi e citazioni latine.
Mi piace molto la precisione con cui Monelli racconta gli avvenimenti, con tanto di date; in questo modo è ancor più facile capire lo stato d'animo dei soldati in quei tragici momenti.
L'autore ricorre all'utilizzo del tempo presente o passato prossimo perchè ha annotato i fatti in presa diretta.
Lo stile riflessivo e descrittivo comunque non appesantisce la lettura perchè Monelli sa catturare bene l'attenzione facendo partecipare emotivamente chi legge.
Un libro che consiglio davvero per coloro che sono appassionati in materia o per coloro che vogliono leggere un bel libro di cronaca sui fatti della grande guerra.

sabato 20 gennaio 2018

Violetta intensificatori di profumo per bucato e asciugamano monouso per bidè



Oggi voglio parlarvi di una azienda molto giovane ma che ha saputo in poco tempo conquistarsi la fiducia di moltissimi clienti.
Violetta si occupa di prodotti per l'igiene della casa e della persona e ha il merito di dare il massimo della qualità ad un costo compatibile con una spesa moderata.
I prodotti di punta sono gli intensificatori di profumo per il bucato con ammorbidente, disponibili in tre profumazioni e perfetti per coloro che desiderano indossare indumenti freschi e profumati.


Tre profumazioni fresche ed intense per ottenere un bucato profumatissimo che altrimenti non sarebbe possibile avere utilizzando il solo ammorbidente.
Sono disponibili Momy Fresh, Bubu Sweet e Sandy Flower, un ventaglio di proposte per venire incontro alle preferenze personali in fatto di profumazione.
Usare gli intensificatori di profumo Violetta è molto semplice: basta misurare tramite l'apposito tappo trasparente la quantità necessaria per il bucato e versare le perline direttamente nel cestello della lavatrice, avendo l'accortezza di scioglierle prima nel caso in cui si utilizzi acqua fredda per lavare i propri capi.

Già solo annusandoli ci si rende conto della capacità di profumare del prodotto e si può apprezzare come il senso di freschezza dato dalla profumazione sia piuttosto persistente.
Sono capaci anche eventualmente di profumare l'ambiente circostante lasciandone una piccola quantità dentro un vasettino o bicchierino.
Le uniche controndicazioni per utilizzare questi prodotti sono il lavaggio della lana e il lavaggio a mano; per tutti gli altri lavaggi i prodotti Violetta sono perfetti e non dovrete neanche usare l'ammorbidente in quanto i granuli fanno il loro dovere anche sotto questo aspetto.
Altro prodotto decisamente utile che ho avuto modo di provare sono gli asciugamani monouso per bidè, una soluzione perfetta da portarsi dietro in viaggio oppure per quando si hanno ospiti in casa.


Le salviette sono utilissime perchè in viaggio capita spesso che durante la giornata non si abbia possibilità di utilizzare il bidè e con questo prodotto possiamo ovviare all'inconveniente.
Gli asciugamani monouso sono delicati e possono essere gettati nel water;comodi e perfetti per la propria igiene personale, una grande idea Violetta per esser pronti in ogni evenienza.
Sono disponibili nella confezione da 4 e da 30 pezzi.
Trovate i prodotti Violetta su questa pagina e potrete valutare la convenienza che è difficile trovare quando acquistate prodotti di questo tipo.
Violetta,una garanzia in tema di pulizia e freschezza.

giovedì 18 gennaio 2018

Venosa la città di Orazio tra i borghi più belli d'Italia



Oggi voglio parlarvi di una meta del mio ultimo tour fatto in Basilicata; come ultima destinazione abbiamo scelto di scoprire Venosa, cittadina situata vicino al confine nord ovest della regione con la Puglia.
Venosa è situata nell'area del Vulture, territorio famoso per i vini, per la sua tradizione, per i suoi luoghi dalla natura incontaminata.
La città fa parte dell'associazione "Borghi più belli d'Italia" e se ne capisce il motivo visitandola.
Le sue origini sono molto antiche e assunse notevole importanza come colonia romana nel periodo delle guerre puniche, diventando un polo commerciale sempre più rilevante.Da ricordare inoltre che diede i natali a Quinto Orazio Flacco, famoso poeta latino, di cui si può vedere la casa.

Ci sono molti monumenti che manifestano l'antico splendore venosino e che vi consiglio sicuramente di visitare; in un pomeriggio riuscite a completare il giro dei punti di maggior interesse.
Le tre principali attrattive sono il castello  aragonese costruito nel 1470 dal duca Pirro Del Balzo con all'interno il museo Archeologico e la Biblioteca comunale, la chiesa della Santissima Trinità costituita dalla chiesa vecchia e quella nuova(l'Incompiuta) e i vicini scavi romani.
Facendo il biglietto all'ingresso del museo nel castello(2,50 euro il costo) si può accedere anche all'area degli scavi romani e dell'Incompiuta mentre l'ingresso nella chiesa vecchia della Santissima Trinità è gratuito.
All'interno di quest'ultima ci sono dei bellissimi affreschi e sono tumulati gli Altavilla(da annoverare la presenza di Roberto Il Guiscardo, famoso condottiero normanno.




Tomba degli Altavilla
Subito all'esterno della vecchia chiesa è presente l'area archeologica della vecchia città romana e si può accedere all'interno della chiesa dell'Incompiuta, incominciata a costruire sfruttando i materiali dell'anfiteatro romano e mai terminata.





Dall'altra parte della strada si può vedere quello che resta di un grande anfiteatro che doveva avere una capienza di circa 10000 spettatori.
Una volta visitata la zona degli scavi, l'Incompiuta e la vecchia chiesa della Santissima Trinità il tour prosegue nel castello aragonese con visita al museo archeologico.
Il castello è posizionato al centro del paese in una bella piazza molto frequentata dagli abitanti per la presenza di molti locali.
Si può accedere nell'ampio cortile e salire sui camminamenti di ronda tra una torre e l'altra ma purtroppo non si può accedere alle torri; la vista dalla sommità dei camminamenti è suggestiva.






Nel museo ci sono diverse sezioni che permettono di vedere reperti che vanno dal periodo preistorico all'età del bronzo.


E' inoltre  possibile cogliere l'importanza dell'insediamento ebraico nella città con numerosi reperti che ne testimoniano la presenza; in periferia sono anche state rinvenute delle catacombe ebraiche.

Da segnalare inoltre la presenza di alcune chiese di indubbio valore architettonico come la Concattedrale di Sant'Andrea e la Chiesa del Purgatorio.
Se vi recate in Basilicata mettete nella lista nei luoghi da visitare Venosa, non ve ne pentirete sicuramente.

martedì 9 gennaio 2018

Novecento nel Duemila i romanzi del 1900 divenuti famosi nel 2000



Oggi voglio segnalarvi una interessante iniziativa proposta da Espresso dedicata a coloro che amano leggere libri e che sono sempre alla ricerca di un nuovi testi in cui immergersi completamente.
L'Espresso propone una serie di opere letterarie scritte nel 1900 ma che solamente nel secolo successivo hanno raggiunto il successo meritato: una rivisitazione lenta dell'opinione pubblica ha dato il giusto risalto a testi che hanno dimostrato di possedere una certa attualità e modernità.
Novecento nel Duemila è una serie successi letterari che vanno assolutamente acquistati e letti; ogni settimana uscirà un titolo diverso e nel caso in cui vi perdiate un'uscita settimanale, non vi preccupate, potrete comunque richiederne la spedizione.



L'appuntamento è per ogni sabato con La Repubblica e L'Espresso a soli 9.90 euro; per coloro che amano leggere è l'occasione di crearsi una piccola biblioteca con titoli diversi dai soliti classici, scritti comunque da grandi autori come Beppe Fenoglio(l'autore de Il partigiano Johnny), Elizabeth Jane Howard, Israel Joshua Singer e Irène Némirovsky giusto per citarne alcuni.

La raccolta comincia con Stoner di John Williams, che venne pubblicato nel 1965 non trovando però un grande riscontro nel pubblico con sole 2000 copie vendute.
Grazie però alla ripubblicazione fatta da Vintage Classics nel 2003 e ad un'altra ripubblicazione di  "New York Review of Books Classics" nel 2006 il libro, grazie anche all'effetto dei social networks, ha avuto un successo straordinario; solo in Italia sono state vendute più di centomila copie.
Sicuramente non mi perderò neanche un volume di questa ricca collana, visto anche il prezzo vantaggioso proposto; personalmente aspetterò con molta trepidazione l'uscita di Una questione privata di Beppe Fenoglio, una storia ambientata nelle Langhe durante il periodo della resistenza nella seconda guerra mondiale, un periodo difficile dove coraggio e sofferenza emergono prepotentemente ma nel quale c'è ancora spazio per provare amore per una donna.
Da sottolineare la varietà della collana, con tematiche e storie che si svolgono in più scenari e che danno un maggior senso di completezza alle letture.
Novecento nel Duemila è un modo per cominciare alla grande questo 2018, aprendo nuovi orizzonti e soddisfacendo l'eterno piacere di leggere un buon libro.
Ogni sabato in edicola, ricordati l'appuntamento!

mercoledì 3 gennaio 2018

Castello di Melfi e Museo Archeologico Nazionale



Nel mio recente tour in Basilicata una delle tappe più importanti è sicuramente stata la visita al Castello di Melfi che al suo interno ospita l'interessantissimo Museo Archeologico Nazionale.
La Basilicata fu una terra che Federico II apprezzava molto e in cui soggiornava spesso per le sue amate battute di caccia; celebre è il suo trattato di caccia con il falco, il De arte venandi cum avibus, un piccolo capolavoro che anticipa di molto l'avvento della scienza moderna.
Il Castello di Melfi, sebbene sia stato costruito dai suoi predecessori normanni, divenne fulcro dell'attività amministrativa del suo regno(poi impero) e ad oggi è uno dei castelli medioevali più importanti e meglio conservati(grazie anche a continue opere di ammordenamento e diverse fasi di restauro in epoche successive).
Il Castello divenne poi di proprietà dei Doria fino al 1950 e da allora è di proprietà dello stato italiano.
La struttura ha una unica entrata agibile con un ponte che dà sul vasto fossato(fu levatoio precedentemente).




Una volta ammirata la maestosità del castello si può accedere al museo(l'ingresso è di 2,50 euro) per godersi immediatamente il Sarcofago di Rapolla, una imponente opera d'arte in marmo con una donna raffigurata sul coperchio.

Il percorso prosegue con la suddivisione in sale dei reperti archeologici ritrovati nella zona del Vulture, in particolare corredi funerari di guerrieri e nobili.
Si va dal periodo VII-VIII secolo avanti cristo sino all'epoca romana; i reperti che è possibile vedere lasciano davvero a bocca aperta e danno anche l'idea dello sfarzo che regnasse all'epoca tra le genti nobili e l'importanza che si desse alla fase della sepoltura.





Questi sono sono alcuni dei tantissimi reperti archeologici che è possibile apprezzare nelle sale del museo; ci vuole più o meno un'ora e mezza per godersi pienamente e con calma tutto.
Si possono inoltre apprezzare in una sala alcuni quadri appartenuti ai Doria ritraenti scene di caccia; gli autori sono fiamminghi e risalgono al 1600 circa.
Insomma una full immersion culturale nella splendida cornice del Castello di Melfi che vi emozionerà sicuramente; anche i meno amanti della storia rimarranno colpiti da questa importante attrazione lucana.
La Basilicata è anche questo.